LUNEDI 8 MARZO: Prima
tappa! Sono scattate con un urlo liberatorio,
alle 13 e 15 ora locale, in piedi sulle loro Specialized Hardrock
rosse e bianche. E’ partita così lunedì
8 marzo, a TINERHIR, 10 chilometri a sud delle
Gole del Todra, a circa 1.300 metri di altitudine, la seconda
edizione della massacrante "Women Desert Ride".
E' Emanuela Misciglia, ideatrice e organizzatrice
dell’evento assieme a Giuseppe Lupatelli, a dare il
benvenuto alle ragazze che via via scendevano dal pullmann
che le aveva portate da Casablanca a QUARZAZATE,
la "porta del deserto", per il trasferimento dall’aeroporto
allo start della prima tappa: Benvenute in Africa,
urla Emanuela mentre le ragazze, gli occhi accecati dal sole
del deserto, fanno fatica a mettere a fuoco quel paesaggio
lunare che stanno per affrontare: 60 chilometri di sabbia
e pietrisco sotto il sole battente.
Gli ultimi controlli alle mountain bike, un'abbondante dose
di crema solare a protezione totale, poi il via. E subito
le ragazze si rendono conto che non sarà una passeggiata.
Tenere il passo sulla sabbia, dribblando i ciotoli acuminati,
non è impresa facile. Una decina di forature impreviste,
riparate in corsa dal meccanico che segue il gruppo delle
Women Desert Riders, rallentano parecchio l'andatura sfilacciando
via via il gruppone che si è distribuito su 5-6 chilometri
di lunghezza.
In testa, a battere la pista, un Land Cruiser Toyota con
a bordo il team mediatico-tecnologico, Giuseppe Lupatelli
e Andrea Marchi, il tecnico delle trasmissioni via Gprs di
immagini e video. In coda il mezzo "scopa", a chiudere
il gruppo: un Land Rover Defender 110 con a bordo il medico,
la dottoressa Simonetta Sandri.
Gli altri mezzi di appoggio, l'altro Defender e l’altro
Toyota, faticano parecchio per controllare, andando avanti
e indietro, tutto il gruppo che si stava muovendo verso il
primo campo base. A bordo la troupe televisiva di Riccardo
Truffarelli e i meccanici delle bici costretti ad intervenire
più volte durante la prima tappa a causa delle difficili
condizioni del terreno che mettono a durissima prova i pneumatici
e anche la scioltezza delle Women Riders.
I due camion Unimog Mercedes (già ampiamente testati
nella Parigi Dakar), e il Daily invece, precedono il gruppo:
due portano al campo base a sud ovest di Goulmina gli effetti
personali delle Women Riders e il team addetto alla bonifica
del terreno (scorpioni e pietrisco hanno costretto ad un superlavoro
il team) prima del montaggio delle 22 tende e delle 4 docce,
l’altro porta il team del catering nei villagi per acquistare
il pane fresco – cotto dai locali nei caratteristici
forni sottoterra – e altro cibo per la cena.
Le ragazze, nel frattempo, fanno i conti con i 35 gradi del
deserto e con un percorso che si mostra, via via, più
disagevole e insidioso del previsto. A farne le spese la più
giovane partecipante, Federica, studentessa
siciliana di 19 anni, che vola dalla bike con un
perfetto 360°: molta paura ma nessun danno per la Woman
Rider subito soccorsa dalla dottoressa Sandri.
Alle 17 i primi arrivi al primo campo base,
una ventina di chilometri a sud ovest di Goulmina. Un'ora
più tardi, con l’arrivo delle ultime Women Riders
il gruppo si ricompone. Il Roadbook riporta 52 chilometri
già gettati dietro le spalle.
"E' stato un giorno fisicamente molto pesante
– dice Emanuela Misciglia – Ben più
difficile della precedente edizione in Tunisia. Quei 52 chilometri,
tutti di pietre e sabbia, li abbiamo sentiti sulle gambe.
Ma è stato bellissimo: abbiamo attraversato villaggi,
con i bambini che ci correvano accanto scalzi saltellando,
abbiamo visto montagne di terra e pietra rossa e viola. E
poi piccole oasi…".
Una delle ragazze, Sandra di Brescia, ha
la febbre altissima. Per lo stress, spiega il medico.
Che le pratica immediatamente un iniezione. Il giorno dopo
sarà già pronta a risalire sulla bike.
Il tempo di riparare i mezzi, mentre il cuoco iniziava a
preparare la cena, che la temperatura è già
crollata verticalmente con quell'escursione termica tipica
delle zone desertiche: dai 35 gradi del giorno agli 8 gradi
della sera. Troppo freddo per potersi permettere una, sia
pur veloce, doccia.
Il consueto briefing per fare il punto della giornata appena
trascorsa e per mettere a fuoco la tappa successiva lascia
presto spazio alla cena, finalmente tutti assieme: pasta,
insalata di pomodori, gulasch con piselli, cioccolato e caffè.
Qualche chiacchiera, le prime impressioni di un'esperienza
che, comunque, lascia il segno, mentre i tecnici delle trasmissioni
fanno partire via Gprs le prime immagini della Women Desert
Ride verso l'Italia. Ma la fatica si fa presto sentire. Le
ragazze s'infilano, una dopo l'altra, nelle tende. Gli autisti
locali si sdraiano sui sedili delle jeep. I 4 ragazzi di Airzoone
addetti alla sicurezza, invece, dormono all'aperto, nei sacchi
a pelo ma con un tetto di stelle.
Alle 21 e 30 già il campo, a mille metri d'altezza,
è completamente immerso nel silenzio. Anche se il sonno
tarda ad arrivare: "la fatica è stata
tanta – spiega Emanuela – quand'è
così è difficile riuscire subito a dormire". |