| SABATO 13 Marzo:
Sesta Tappa! Prima è un soffio insinuante,
poi diventa, a poco a poco, un sibilo che si ingrossa
cattivo. Alle 4 il vento riprende a soffiare
forte nelloasi. Le tende si gonfiano, i picchetti
reggono a fatica la tensione trasmessa sui tiranti.
Non basta stringere gli occhi e rincucciarsi nel sacco
a pelo per riaddormentarsi. La tempesta di sabbia sta
rialzando come il pomeriggio precedente.
Bisogna partire per lasciarsi il più presto
possibile alle spalle questa zona del percorso battuta
dai venti.
Le Women Riders si vestono riempiendo velocemente i
borsoni. Stavolta, se non altro, la tempesta non le
coglierà impreparate: bandana per coprire la
faccia, enormi occhialoni trasparenti per riparare gli
occhi dalla sabbia, k-way per proteggersi dal freddo
pungente del primo mattino. Alle 6 sono pronte,
la maggior parte ha già fatto anche colazione.
Vengono richiuse velocemente le tende, cariche
di sabbia. Si riempiono i camion mentre i meccanici
fanno gli ultimi controlli sulle bici. Bisogna usare
il compressore per ripulire gli ingranaggi dalla sabbia.
Perdipiù molte sono a terra, con i pneumatici
sgonfiati durante la notte da microfori impercettibili.
Alle 8 e 15 finalmente si parte. E il primo
tratto, 2-3 chilometri, è una lotta contro
la sabbia portata orizzontalmente dal vento verso il
gruppo che avanza.
Al terzo chilometro del percorso la Women Desert
Ride entra in una zona desertica, "Una piatta
allucinante, incredibile ricorda Emanuela - solo
in lontananza vedevi le dune, ma le percepivi lontanissime".
I primi 20 chilometri sono tutti così.
Il vento si è placato un poco ma, comunque, soffia
contro, implacabile, durante tutta la giornata.
Al giro dei primi 20 chilometri inizia un saliscendi
su una zona tutta pietrosa. "Tutto quel vento e
quelle pietre
era facilissimo cadere racconta
Emanuela - Abbiamo lottato con tutte le nostre forze
per restare, nonostante tutto, in sella e per fare
i 60 chilometri di tappa".
Gli ultimi dieci chilometri sono i più
strani dal punto di vista paesaggistico: una landa tutta
piatta poi, ogni tanto, una duna enorme, tutta
doro. Intorno, in lontananza, si vede solo
lombra proiettata dalle dune. E, sulla pista,
le solite buche di sabbia.Ci arrivi con il rapporto
leggero, cerchi di restare in sella spingendo più
che puoi sui pedali per uscirne in fretta. Ma la sabbia
intrappola i copertoni. Alla fine cadi o, comunque,
devi scendere e spingere. Le ragazze hanno le gambe
a pezzi.
Alle 14 e 30, comunque, anche la sesta tappa
è conclusa. Le ragazze arrivano al campo a piccoli
gruppi. Prima le siciliane, come al solito. E
il gruppetto che vuole arrivare prima a tutti i costi.
Anche se stavolta Veronique, francese ma trapiantata
in Sicilia, se ne è staccata. "QLhanno
presa come una prova fisica con loro stesse", dice
Emanuela.
Poi cè un altro gruppo, le ragazze
umbre che hanno iniziato a fare spinning da ottobre
proprio con Emanuela. E che, dallo spinning, sono arrivate
alla Women Desert Ride. "Sono fantastiche
rivela Emanuela non sono mai andate in mountain
bike. Abbiamo fatto solo tre uscite per ambientarci
prima della Women Desert Ride. Eppure si sono fatte
tutte le tappe. Magari arrivano ultime, ma arrivano
tutte insieme. Si è formato un bellissimo gruppo.
Con loro cè una ragazza di Pavia,
Ausilia, che fa gare di mountain bike ed è fortissima
e che, nonostante ciò, ha scelto di fare la Women
Desert Ride con loro, al loro passo. Arrivano sempre
allegre, cariche, si fermano a fare le foto, guardano
il panorama. Stanno facendo la Women Desert Ride con
lo spirito giusto, insomma".
Poi cè Wilma Mazzara, il magistrato
di Caltanissetta. "E forte, arriva tra le
ultime ma ha carattere ed è volitiva"- ammette
Emanuela. Che pedala, invece, in gruppo con Enrica
Perergo, Moira di Brescia e Pamela di Gubbio. "Devo
dire che si sono creati dei rapporti forti, delle belle
amicizie. La situazione, daltra parte, ti porta
ad essere solidale. Quando cè vento facciamo
trenino: ogni tanto qualcuna
va davanti a dare il cambio alla prima e facciamo scia
a vicenda.
Moira ha vinto il primato delle forature.
Anche due-tre al giorno. Lultima oggi: ha bucato
a cinquanta metri dallarrivo al campo.
Il campo oggi è in mezzo ad una distesa
enorme. Tutta sabbia rossa. Le tende, in cerchio,
sono piegate dal vento, i tavoli, apparecchiati per
la cena, sono a ridosso dei camion per frenare la sabbia
che arriva. Qualcuno ha già fatto la doccia,
ma è inutile. Qualche minuto dopo la sabbia si
è già insinuata nuovamente dappertutto.
Questa è lultima notte in tenda
nel deserto. Domani cè lultima tappa,
la più corta, poi si riparte lasciandosi alle
spalle il deserto e questa esperienza che ha già
lasciato il segno. Le facce cotte dal sole, i capelli
annodati dalla sabbia, le Women Desert Riders si
infilano nelle tende portando nei loro sogni già
un po di mal dAfrica. |