| VENERDI 12 Marzo: Quinta
Tappa! Sono le 8 quando, al quinto giorno, le
ragazze della Women Desert Ride inforcano le bici e si lasciano
alle spalle il bivacco della notte precedente. La giornata
promette bene. E anche se il Roadbook prevede una tappa
di 70 chilometri, la strada che parte pianeggiante lascia
ben sperare. La pista corre costeggiando, a sinistra, le dune
di Merzuga. Dune gigantesche. Che riflettono il sole
come fossero doro.
La strada sale piano piano. I gruppetti delle Women Riders
superano, ogni tanto, qualche valico. E, ogni volta che valicano,
si trovano davanti dune sempre più grandi di sabbia
e roccia.
Ogni tanto, poi, la pista sembra sparire. Diventa poco riconoscibile.
E così bisogna interpretare il roadbook. La strada
non è più tracciata bene come allinizio.
Come punti di riferimento, così, i gruppi, che non
hanno il Gps, devono prendere un albero più
alto degli altri o la montagna più particolare. Oppure
devono seguire le tracce del camion appena passato. Ma non
è molto facile. Sono giorni di vento fortissimo. Le
tracce si confondo presto.
E, come se non bastasse, il percorso è quasi tutto
ondulè: "Balli in continuazione sulla bici.
E, in molti tratti, incontri buche di sabbia dove affondi.
Quindi o procedi fuorisella ma, più di tanto, le gambe
non reggono, oppure scendi e spingi la bike", spiega
Emanuela.
Alla fine tutte le ragazze conquistano alle 14 e 30 i settanta
chilometri di tappa.
Ma, una volta arrivate al campo, la sorpresa: il team di
Airzoone, che è arrivato prima per preparare il
bivacco per la notte, non ha ancora scaricato i camion. Probabilmente
il campo dovrà essere spostato dal punto in cui era
previsto sul roadbook: è in arrivo una tempesta di
sabbia e prima che la zona venga investita bisogna trovare
unaltra soluzione.
Così il team logistico va a cercare, dieci chilometri
più avanti, la possibilità di riparare in unoasi.
Intanto il vento inizia ad alzarsi, la sabbia taglia la pelle
delle gambe. E quasi unora, oramai, che le ragazze sono
arrivate al previsto campo base e aspettano di sapere dove
si dormirà stanotte, quando il team logistico ritorna.
Lì, in mezzo al deserto, in quella piana che sta per
essere investita dalla tempesta di sabbia non si può
stare: bisogna ripartire. E anche molto velocemente.
Di nuovo tutti in sella, bisogna coprire quegli ultimi
dieci chilometri che li separano dalloasi. Ed è
ancora più difficile ora che, psicologicamente, le
ragazze sapevano di essere arrivate a destinazione dopo settanta
chilometri di tappa.
Si parte, cercando di restare tutti in vista. Il vento sta
alzando e lascia partire scariche di sabbia che tagliano le
gambe. Quando oramai manca metà strada ecco che la
tempesta arriva, micidiale, investendo in pieno il gruppo.
Il vento tira ortogonalmente alla rotta. E rallenta landatura.
"Ci ributtava indietro ricorda Emanuela
mentre la sabbia entrava dappertutto, nel naso, negli occhi,
impastando le catene. Ci ha ammazzato le gambe".
Alcune ragazze vengono caricate sui camion assieme alle bici:
si stanno distanziando troppo dal gruppo principale, quasi
non si vedono più, e cè il pericolo di
perderle. "E stato durissimo ammette Emanuela
ma ho visto queste ragazze tirare fuori il carattere,
la determinazione. Cera anche molto nervosismo, con
questo vento che ti teneva incollata sempre allo stesso punto.
Cera molta tensione, nessuno fiatava. Dovevi solo pensare
a pedalare a testa bassa".
Finalmente si arriva alloasi. Da dietro le palme
iniziano ad uscire fuori gli abitanti del villaggio che resteranno
poi, incuriositi, a fare compagnia al gruppo anche durante
la cena. Il villaggio ha case di sabbia. Da una di
queste vengono portati fuori due bambini che accusano forti
dolori addominali. Se ne occupa il medico della Women Desert
Ride, la dottoressa Simonetta Sandri, che li visita
somministrando loro alcune medicine.
Nel frattempo le ragazze finiscono di montare le tende a
ridosso delle palme che limitano, in qualche misura, i danni
del forte vento. Finalmente con la cena arriva anche il relax.
Pasta con il ragù, scatolette di carne e tonno, piselli
in padella, cetrioli e pomodori, frutta secca, medaglioni
di farro e cioccolato, tutto viene spazzolato in un attimo.
E, per la prima volta, al riparo di quelloasi,
lontano dalle raffiche di vento, si tira tardi fino a mezzanotte,
chiacchierando mentre gli abitanti del villaggio colgono loccasione
per esporre e mettere in vendita la loro mercanzia: bellissimi
fossili di animali che il deserto restituisce in abbondanza
e che loro lucidano con maestria. Bambini e adulti si danno
da fare per piazzare i pezzi migliori. La contrattazione è
a gesti. Un poco di francese aiuta. E poi, comunque, cè
la sabbia sulla quale tracciare numeri e cifre per raggiungere
il prezzo dellaccordo.
Compare una chitarra di fronte agli sguardi incuriositi
dei locali. <Perdere lamore
>, cantano le
ragazze mentre le voci e gli accordi scivolano tra le palme
andandosi a perdere nel buio del deserto marocchino.
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