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| Quarto giorno: immagini dal deserto
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GIOVEDI 11 MARZO: Quarta
tappa! La sveglia, stamattina,
arriva un po' più presto del normale. Alle 5
e 45 sono tutti in piedi. C'è da risolvere i
molti problemi delle bici dovuti a forature, cerchi storti e
cambi rotti per le cadute. I due meccanici,
Giorgio Giuriola e Davide Asietti – che
di professione, in realtà, fa il cuoco per il circo della
Formula Uno, in giro per il mondo - trafficano per un paio d'ore
intorno alle bici. Alle 8, finalmente, si parte.
"Un percorso meraviglioso – racconta Emanuela
- cominciamo a vedere le prime grandi dune". Il
tracciato, infatti, sta passando nel punto più a sud
del viaggio. Piano piano il paesaggio sta cambiando.
Quando oramai è quasi un'ora che le ragazze pedalano,
la sorpresa. In pieno deserto si ritrovano nel bel mezzo di
un set cinematografico. Una casa di produzione americana sta
girando un film di guerra: luci, tir giganteschi, gente indaffarata
che neanche alza la testa vedendo passare questo strano corteo,
queste ragazze in mountain bike. Una scena surreale.
I primi 21 chilometri vanno via facili, molto
facili. "Siamo passati in mezzo a villaggi bellissimi
– ricorda Emanuela - case fatte con pietra e sabbia
chiara, con quelle lavorazioni di sabbia che fanno qui i locali
intorno alle finestre. Incontriamo tanta gente sugli asini,
anche bambini soli che portano queste sacche enormi. E che ci
seguono, per un pezzo lungo il percorso, a cavallo di bici stranissime,
fatte con pezzi di ferro assemblati. Sono bici senza freni,
ci corrono dietro e frenano con il tacco delle scarpe".
Al giro di boa del 21° chilometro il paesaggio
cambia completamente. La sabbia lascia subito il posto
a sassi e pietre. E iniziano salite lunghissime. Molte dune,
intorno, sono ricoperte da strane pietre nere che bruciano.
Pietre che si fanno via via sempre più chiare. Mano a
mano che la Women Desert Ride si inoltra nella pista quelle
dune diventavano di sola sabbia. Le ragazze si inerpicano su
pesanti salite. Difficile tenersi in equilibrio con le pietre
che scivolano sotto i pneumatici. Qualche ragazze cade.
La pista corre fra due scenari particolari:
sulla destra una montagna di roccia, a sinistra, invece, solo
sabbia. Sono settanta chilometri faticosi. Ogni tanto c’è
qualche buca di sabbia dove non si pedala. Le Women Riders devono
scendere e spingere.
Ed è, come previsto, questa quarta tappa
che inizia a mettere a nudo la psicologia delle Women
Riders. Una ragazza buca. Il gruppetto con cui sta
pedalando la lascia sola per arrivare prima al campo. "E’
normale che accada – spiega Emanuela
che lo aveva già previsto e che "recupera"
la ragazza - Qualcuno, putroppo vive la Women Desert Ride
come una competizione. Pedali a testa bassa per arrivare prima
al campo. Ma non è questo lo spirito giusto. Siamo in
posti bellissimi, meravigliosi. Si pedala soprattutto per guardarsi
attorno". Nel primo pomeriggio,
finalmente, il gruppo si ricompatta al campo base.
Si riparano le biciclette, le ragazze fanno merenda con frutta
e dolci. Si massaggiano a vicenda la cervicale, il punto che
più risente delle lunghe ore di tensione pedalando in
equilibrio tra i sassi e la sabbia. Enrica Perego,
campionessa mondiale di rally e di motociclismo,
che pure ha pedalato per sette ore, si mette a cucinare con
il suo team Airzoone. Ognuno
monta le sue tende in uno scenario da film: di fronte
un lago salato. Dietro una grande duna che
copre le enormi dune di sabbia. Qualcuno ci si arrampica faticosamente
in cima. Per vedere quello che le aspetta, là dietro,
il giorno dopo. |
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