MERCOLEDI 10 MARZO: Terza
tappa! "La mountain bike nel deserto ha
una tecnica tutta sua, particolare. La differenza con le moto?
Queste donne mangiano come come cavallette!" Pascal
Rosolen, 40 anni, diverse Parigi-Dakar alle spalle,
anche come navigatore del mitico Edi Oroli, cerca un raffronto
con le sue esperienze nel deserto. Al seguito della Women Desert
Ride cura la logistica per Airzoone. Sono
le 6 del mattino. E mentre le ragazze fanno colazione
e i meccanici preparano le biciclette per la terza tappa –
qualche decina hanno i pneumatici bucati, altre riportano, visibili,
i segni delle cadute – fa il punto della situazione: "Il
caldo è arrivato un po' in anticipo qui in Marocco rispetto
ai tempi previsti. E la sabbia ha questo problema: si altera
con il caldo. Per questo le ragazze stanno incontrando più
difficoltà del dovuto. Anche se, devo dire, le affrontano
comunque molto cariche".
Ma c'è dell’altro: "Le piogge, cadute un po’
di tempo fa, possono crearci altri problemi costringendoci a
cambiare, improvvisamente, percorso. Nel deserto è così:
una pioggia può portarsi via diversi chilometri di pista".
Alle 8, riparate le forature, riaggiustati
cambi e cerchioni, richiuse tende e zaini, caricati i camion,
finalmente si parte. Ma basta un chilometro
o poco più per rendersi conto di quanto Pascal Rosolen
conosca bene il "suo" deserto. Le piogge hanno effettivamente
cancellato la pista. Che finisce nel nulla.
Un veloce briefing, poi la decisione. Si va avanti
tutti insieme, Women Riders e jeep, come un solo gruppo, cercando
la pista con i ricevitori Gps. Non c’è altro modo.
Per sedici chilometri il gruppo della
Women Desert Ride è costretto a pedalare compatto,
"blindato" dalle 4 jeep, una davanti, una dietro,
due ai lati, per comprimere la sabbia coi pneumatici e ricostruire
il percorso.
Si va avanti lentamente "battendo" i punti con i Gps.
Lo strano corteo procede così attraversando un grande
lago asciutto. Una crosta di fango secco sotto alla quale si
avverte la sabbia bagnata che cede.
Bisogna tenersi al centro. Ai lati, quel fango secco inganna.
Basta sbagliare traiettoria e si finisce in una vera e propria
trappola di fango. Sabbie mobili dentro alle quali si affonda
fino alla vita. Finalmente la pista riappare.
Le jeep si scostano lasciando campo libero alle Women Riders.
Che scattano, libere, sui pedali. E la spedizione torna a sfaldarsi.
Si viaggia in piccoli gruppetti. La sicurezza non consente di
andarsene da soli. Soprattutto quando si attraversano i villaggi.
Dai gruppi di bambini arrivano, ora, sassate, sputi, perfino
calci sulle Women Riders. Un po’ per gioco, un po’
rubare le borracce infilate nelle tasche sulla schiena.
"Sono inconvenienti che accadono
– spiega Emanuela - quando ci sono
gli adulti, vicino ai bambini, non c’è problema.
Ma quando sono soli ti inseguono, cercano di farti cadere. E'
molto pericoloso. Io stessa sono stata gettata a terra. Ho spaccato
il cambio, ho storto un cerchione e mi sono fatta male ad un
ginocchio. Fa parte del gioco…".
Ma i problemi non sono solo questi. Il terzo giorno
è sempre il più critico per la disidratazione.
E infatti alcune ragazze accusano qualche crisi.
"Le ragazze sono state bravissime hanno bevuto e
mangiato secondo raccomandazioni – spiega il medico
Simonetta Sandri che segue il gruppo (l’altro,
il nutrizionista Antonio Benetti è stato costretto
forzatamente a Pordenone da un intervento d’urgenza
già superato) - Non ci sono state grosse crisi
di disidratazione né ipoglicemiche".
L'alimentazione è stata ben curata
da Benetti e dal catering, gli spuntini frequenti
hanno evitato problemi. Nessun problema di crampi, né
insolazioni o colpi di calore. Abbiamo registrato solo uno-due
episodi di gastroenterite dovuti, più che altro, al
caldo. Uno dei meccanici ha avuto una puntata febbrile subito
risolta. L'unico problema serio sono le ulcerazioni e le piaghe
del sottosella. Molte ragazze hanno dovuto far ricorso alle
cure. Qualcuna anche per le escoriazioni dovute alle cadute.
Ma poi sono subito ripartite, pronte e determinate a tornare
in sella.
E poi c'è il problema delle forature.
Alla fine della tappa si conteranno sessanta camere
d'aria cambiate. Molte più del previsto. E,
infatti, le camere d'aria iniziano a scarseggiare. Ne restano
solo cento ancora intatte. Fra un po' toccherà iniziare
a ripararle.
Le pietre, grossissime, che le ragazze incontrano sulla pista
mettono a dura prova l’equilibrio. Ed è ancora
peggio quando bisogna attraversare a tutta velocita gli Oued,
i fiumi in secca: con le scarpette saldamente agganciate ai
pedali, bisogna scendere a tutta velocità lungo l’argine,
tutto in fuorisella, facendo lo slalom tra i grossi sassi.
E poi risalire l’argine, altrettanto velocemente, dalla
parte opposta.
Quando oramai mancano otto chilometri all'arrivo
e, alle spalle, le ragazze se non sono lasciati 52, ecco
la sabbia. Di nuovo: rapporti leggeri per tenere
fuori i pneumatici da quella trappola. Ma quando, alla fine
affondi, non c’è nulla da fare. Scendi e spingi
perché non puoi risalire.
E' l’ultima fatica. Ma ha un senso. Una volta arrivati
al campo base, i sassi enormi, la sabbia, le cadute, diventano
subito un ricordo.
Lo spettacolo è stupefacente. Le tende
sono racchiuse in una posizione bellissima: una grande pianura
a cerchio circondata da dune regolari, come un disegno che
si ripete.
"C'è stato un tramonto da urlo tra due dune
– racconta Emanuela elettrizzata -
Le ragazze prese dall’euforia del momento hanno
iniziato a tirarsi l’acqua. C’era un cielo pazzesco
con migliaia di stelle. I ragazzi avevano già montato
le tende. Ci hanno fatto questo “regalo”. C’era
un atmosfera stranissima nel campo, forse per la location,
spettacolare, quasi da film. Forse per quella sensazione che
hai quando, con la fatica che ti arriva addosso, gli zuccheri
“impazziscono” e la gente inizia un po’
a barellare e dice cose senza senso…".
Il freddo della notte desertica arriva presto.
Le docce, congelate, consigliano di non attardarsi troppo.
Il briefing si conclude veloce con la lettura del Roadbook
della tappa successiva. Poi la cena: pasta con il sugo di
tonno, pezzi di formaggio stagionato, grana, carne in scatola
e tonno in scatola, zucchine ripassate in padella, pomodori
e cetrioli, cioccolata e caffè. La tappa è stata
durissima. E si vede dalle ragazze che si ripresentano, più
volte, davanti al cuoco con la gavetta in mano.
Alle 21 e 30 tra le tende messe a cerchio,
una accanto all’altra, regna già il silenzio.
Qualcuno ancora fa fatica a dormire. E nel buio gelido del
deserto cerca di immaginare cosa lo aspetterà, laggiù,
domani. |